Glowing in the dark

Al momento sono un po’ emotiva, sarà che ieri ho passato un esame che mi aveva bloccato mentalmente per mesi (così tanto che mi sembrava di aver disimparato a studiare) e mi aveva quasi (quasi) convinto a mollare tutto, sarà che sto rileggendo dei messaggi carini che mi sono arrivati nei mesi scorsi (ho iniziato a trascriverli per conservarli meglio, best decision ever), sarà che sto scrivendo qualcosa di nuovo dopo tanto tempo e dopo essermi tolta un gran peso dal cuore e dalle spalle.

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Not good at goodbyes

Che brutto quando i rapporti tra due persone iniziano ad incrinarsi e tutto ti appare sotto una luce diversa. Falsa, sei falsa, lo so che stai mentendo. E so che hai capito che lo so, allora perché lo fai? Perché non rovini tutto per sempre e la facciamo finita? Sembra tutto così ipocrita, così costruito, sebbene fino a poco prima sembrasse così naturale, spontaneo, sincero. E invece no. Perché sorridi? Ti ho appena sbugiardato in pubblico eppure sorridi. Certo, gli altri non lo sanno che sei falsa, solo io e te, ma allora perché sorridi come se nulla fosse? Perché non reagisci? Di’ qualcosa, su.

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Don’t go to war with yourself

È da un po’ che non scrivo come e quanto vorrei sul blog, quando sono in crisi tendo a chiudermi come un riccio e a diventare apatica, non faccio niente e non mi va nemmeno di impegnarmi a fare qualcosa. È una delle tante cose che non sopporto di me e che dico di dover migliorare da anni. Anche ora che sto scrivendo sono consapevole che avrei cose ben più importanti da fare, però per una volta che mi è venuta voglia di scrivere e non ho scuse per dirmi “lo faccio dopo” visto che sono qui davanti al pc acceso, beh, eccomi qua.

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Stanca di stare male

Ieri sera è successo di nuovo, mi sono messa a dormire e il mio cervello è andato in sovraccarico con tutte le preoccupazioni e le ansie che durante la giornata riesco ad ignorare pensando: “Va beh c’è tempo, lo farò dopo o domani, non importa.” Ho sempre fatto fatica ad addormentarmi per via di questa cosa e con gli anni non ha fatto che peggiorare. Per la miliardesima volta mi sono detta: “Sono stufa di stare così, di stare male sempre e per tutto” e poi mi sono quasi messa a ridere perché non faccio che ripetere di essere stufa quando in realtà essendo triste per la maggior parte del tempo ho sempre freddo. (Non so bene perché avvenga, ma so che quando si è giù di morale si ha più freddo del solito, boh. L’umorismo penoso invece rimane purtroppo.)

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Non voglio avere un corpo

Molto probabilmente questo post sembrerà scritto da una bambina capricciosa e in un certo senso è proprio così. Ho quasi 21 anni e da 18 non accetto l’idea di possedere un corpo, non lo capisco, mi sembra una cosa inutile e stupida, uno spreco di spazio, tempo ed energia. Perché mi viene fame e devo riempire lo stomaco di qualcosa a intervalli più o meno regolari? Perché devo dormire, anche quando non ho sonno, anche quando so che farò fatica ad addormentarmi o avrò degli incubi nel cuore della notte? Perché devo mettere dei vestiti, toglierli, lavarli, comprarne di nuovi, perché sono così importanti? Perché il mio corpo è in grado di provare dolore, di ammalarsi, di deteriorarsi? Perché in un modo o nell’altro c’è sempre qualcosa che non va?

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Il fascino delle morti premature

Mi è un po’ difficile iniziare questo post perché l’argomento è delicato e non vorrei in alcun modo offendere qualcuno o risultare presuntuosa o, peggio, cinica. Mi scuso in anticipo se dovessi dare questa impressione.

Ho appena terminato di leggere una raccolta di saggi e racconti dal titolo “Il contrario della solitudine” che ho trovato davvero meravigliosa ed interessante e che invito anche voi a leggere, se vi va. L’autrice, Marina Keegan, è morta a soli 22 anni in un incidente d’auto e il materiale contenuto nel libro è stato raccolto dai suoi parenti, amici, professori. È impossibile non pensare al talento enorme che se n’è andato insieme a questa ragazza, è impossibile non chiedersi cosa avrebbe fatto se fosse vissuta più a lungo. Anche io me lo sono chiesta e poi mi sono posta un’altra domanda: perché? Continua a leggere

Le scelte di Schrödinger

Non so perché, ma ci stavo pensando ieri mentre tornavo a casa dall’università in treno. Durante quel magico momento in cui hai appena finito un libro e non hai altro da fare anche perché sei stanca e manca poco alla fine del tuo viaggio e così ti metti a guardare fuori dal finestrino i profili delle case scorrere veloci, i campi, il sole che si abbassa pian piano. In queste occasioni finisco sempre col fare riflessioni un po’ filosofiche un po’ bizzarre perché si sa che il mio cervello è iperattivo e produce per lo più scemenze, chiedo venia. Sono finita a pensare a Tv Show Time (sì, lo chiamerò così a vita, sue me) e al fatto che io abbia inserito tra le serie tv preferite solo 5 titoli nonostante i 6 posti disponibili. Non l’ho fatto a  caso: tecnicamente non scegliendo una sesta serie è come se le avessi scelte tutte, no? Boh, per la mia mente contorta la cosa ha senso e funziona.

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7 anni: tutto cambia

Mi sono appena ricordata di quella cosa che ho letto un sacco di volte su internet: dopo 7 anni le cellule del corpo umano di una persona sono tutte cambiate rispetto a 7 anni prima. È un’idea affascinante, anche se le cellule al massimo muoiono e rigenerano entro pochi mesi, tranne i neuroni che non si rigenerano, muoiono e basta. Insomma questa cosa dei 7 anni non è vera, però è innegabile che sia una bugia cui è davvero bello aggrapparsi.

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