Cara anima gemella

L’altra notte pioveva.
Pioveva e mi sono chiesta dov’eri.
Pioveva e per la prima volta in vita mia t’ho sentito.
È stato strano, sai, erano quasi le 2 di notte (o forse tu dici di mattina?) e sentivo prepotente lo scrosciare della pioggia e l’incedere dei fulmini. Io amo la pioggia, soprattutto in estate, spero tanto che i temporali estivi piacciano anche a te. Non preoccuparti però, se non è così non importa, non dobbiamo essere uguali in tutto e per tutto.
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Il dolore degli altri

Avrei altri due post forse più interessanti da scrivere, che dico due, probabilmente ne ho una dozzina, ma ormai dovreste aver capito che scrivo meglio quando scrivo di getto e alla fine questo blog è nato per buttare fuori tutti i miei pensieri di getto così come vengono, spontaneamente. È un po’ che non scrivo, troppo presa dalla sessione estiva e anche un po’ sopraffatta da tutto quanto: certe volte anche scrivere diventa una cosa superflua, una cosa che non si riesce a fare, “a che scopo?”, “per chi?”. Succede.

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Un’armatura di vetro e spine: cosa fa il bullismo

Non so bene perché io mi ostini ad avere fiducia nell’umanità, ad essere gentile il più possibile, ad aiutare chi ne ha bisogno forse meno di me anziché aiutare me stessa. Non so bene perché senta dentro di me un amore sconfinato e mi senta prossima all’implosione e costretta a diffonderlo, donarlo, spargerlo in giro come se non fosse il mio amore quello che dono, come se in realtà fosse sempre appartenuto al mondo esterno, agli altri. Forse perché io sono un po’ il Charlie Brown della canzone dei Coldplay e anche se il mio cuore è ridotto ad un ammasso di minuscoli frammenti sento la necessità di essere la rosa rossa che buca il cemento della vita, il cuore sempre allegro. Non lo so, molto probabilmente sono solo masochista, ma ultimamente mi fermo sempre più spesso a pensarci e com’è possibile che io sia così nonostante la vita mi abbia maltrattato fin dall’inizio?

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Niente paura ad avere paura.

Non è la prima volta che mi ritrovo qui a scrivere qualcosa dopo una terribile notizia cercando di dare un senso a tutto ciò che provo e provando a fermare per qualche istante il mondo che mi sembra collassare su se stesso. Non è la prima volta e purtroppo non sarà forse nemmeno l’ultima.

Non voglio uscirmene con quelle che sembrano frasi fatte, ma che in realtà sono sentite con il cuore e non voglio nemmeno cercare di fare la tipa tosta che se ne sbatte altamente del terrorismo e delle sue dinamiche perché è più forte di tutto e tutti, non sono io. Sicuramente non oggi, non ora. Oggi sento più che mai la necessità, il bisogno di essere al 100% onesta con me stessa e con chi mi legge. Senza filtri colorati, senza paura ad avere paura.

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Fino a che punto è giusto lamentarsi?

C’è un libro della Bibbia intitolato “Lamentazioni”: sorprendentemente non l’ho scritto io. Sì, sono una di quelli che si lamentano di continuo, tutto fa schifo, tutto va male, non va mai bene niente e la vita è una merda. Una pentola di fagioli in piena regola. Ma ogni tanto mi chiedo: fino a che punto è giusto lamentarsi? Arrivati ad un certo punto non dovremmo darci una svegliata e attivarci per cambiare la nostra vita anziché subire tutto passivamente e lamentarcene fino alla morte? Io credo di sì e me lo prometto ogni volta, ritorno al mio solito ottimismo sfrenato, ma… non faccio nulla. È un circolo vizioso, ne sono consapevole e non va bene. Oggi però vorrei fare un discorso più generale.

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Non so dove, ma so che sto andando

Probabilmente se facessi copia e incolla da diversi post che ho pubblicato su questo blog otterrei un post adatto a questo tema e che più o meno assomiglia a ciò che dirò perché alla fine dico sempre le stesse cose in loop: non è ciò che facciamo tutti?

Ciao. Mi chiamo Silvia. Ho 20 anni. Questa è la mia crisi esistenziale numero… boh, ho riperso il conto.

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Letture del mese: aprile 2017

Come promesso eccoci con i libri letti durante il mese di aprile:

13, Jay Asher

Da questo libro, come immagino ormai sappiate, è stata tratta recentemente la serie tv 13 reasons why e della protagonista di questa storia ho parlato già qui. Il libro è raccontato dal punto di vista di Clay che trova una scatola con il suo nome sopra davanti alla porta di casa e dentro trova le “famose” 13 cassette e una mappa della città con alcuni punti segnati sopra. Clay nel libro ascolta le cassette tutte in una notte, vagando da una parte all’altra della città e visitando i luoghi sulla mappa, i luoghi “di Hannah”.

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Di morsi e di ragni. Parole a caso.

L’altro giorno mi è stato chiesto di aprire un libro a caso, leggere l’ultima parola di quella pagina e inventarci una storiella sopra. Ho aperto “Guida galattica per autostoppisti” e mi è uscita la parola “morso”. Questa è la storiella molto non-sense che ne è venuta fuori, ho pensato di postarla qui in primis per non perderla e poi perché magari a qualcuno interessa leggerla.

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